giovedì 18 febbraio 2010

Da Murialdo con buona memoria e voglia di fare
di Italino Bertone




Sempre parlando e scrivendo di quello che durante i miei diversi anni ho avuto da imparare, ricordo che vi era una chiusa sotto le case dell'Isoletta ove ancora esiste un po' di lago e si vede anche un pilastro alto circa 3 metri e largo 2 che facilmente serviva al passaggio della strada prima del 1900, quando tra Caragna e Millesimo questa vallata benedetta da Dio era servita da carri tirati dai buoi che, in quei famosi tempi dell'ottocento, per portare 3 quintali da Calizzano a Millesimo ci impiegavano tutto il giorno: 5 ore per andare e altrettante per tornare.
Perciò  con calma facciamo una riflessione: quei tempi quella gente sono riusciti a vivere e progredire nella vita senza tanti computer, tante bizzarrie, tanta premura di arrivare ad un domani che nessuno conosce, all'infuori di grandi egoismi, voglia di potere e comando, vivendo molto male.
Riprendendo il racconto, arrivando all'Isoletta il Bormida deve fare un'altro servizio con un po' di pazienza entra in un piccolo canaletto e magari brontolando per 500 metri arriva nell'invaso predisposto, cioè er butaz, in questo recipiente aumenta di volume e di altezza in modo che una volta aperto u serai l'acqua parte con una certa velocità e arriva ben incanalata suvra u ruòn e con molta fatica battendo sulle pale riesce a far girare la ruota anche velocemente che porta con il suo perno la sua forza all'interno della ferriera. Con quel moto rotatorio dato dalla cascata d'acqua sulla ruota, quel pesante martello si alza e scende lasciando il tempo al fabbro di mettere il ferro caldo preso dalla forgia, spostarlo e fare degli strumenti utili per il lavoro in campagna e nel bosco.
Su questo grande fabbricato, forse l'unico che si conosce un po' la sua storia e origini avendo gli anziani raccontato che prima di essere ferriera era un mulino dove si macinava ogni qualità di legumi. Di queste cose si può essere certi perchè il racconto sentito tante volte era che nell'anno 1878 la grande piena del Bormida portò via il mulino e d'autunno, con tante piogge, un murialdese arrivò verso notte al mulino con mezzo sacco di grano da macinare, ma il mugnaio già un po' bagnato gli dice - guarda, vieni domani a prendere la farina che è troppo tardi e sono al buio -
Ma nella notte ecco il finimondo, il fiume portò via il mulino e così quell'anno si chiuse l'era del mirèn da ferrera. La farina quell'uomo la spetta ancora adesso.

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